Un rapporto pubblicato dal Times dimostra che il programma nucleare è militare
Perché Teheran può far esplodere la Bomba
Il programma atomico iraniano non è soltanto civile, come sostiene Teheran, ma è anche militare. Un documento pubblicato ieri dal quotidiano inglese Times dimostra che gli scienziati del regime possiedono il deuteride d’uranio (UD3), l’elemento usato come detonatore nelle armi nucleari. Il rapporto trafugato, scritto in farsi, ha la firma di Mohsen Fakhrizadeh, l’uomo scelto dagli ayatollah per trasformare la Repubblica islamica in una potenza atomica.

Il programma atomico iraniano non è soltanto civile, come sostiene Teheran, ma è anche militare. Un documento pubblicato ieri dal quotidiano inglese Times dimostra che gli scienziati del regime possiedono il deuteride d’uranio (UD3), l’elemento usato come detonatore nelle armi nucleari. Il rapporto trafugato, scritto in farsi, ha la firma di Mohsen Fakhrizadeh, l’uomo scelto dagli ayatollah per trasformare la Repubblica islamica in una potenza atomica. I test sono cominciati già nel 2007 e avrebbero fornito risultati incoraggianti.
La notizia arriva in un momento delicato per la comunità internazionale: questa settimana si decide sull’ipotesi di applicare nuove sanzioni contro Teheran, una proposta avanzata dal presidente della Casa Bianca, Barack Obama, dopo mesi di trattative infruttuose con i ministri iraniani. Per il governo di Israele, il dossier del Times “aumenta la preoccupazione”; un analista dell’International institute for strategic studies, Mark Fitzpatrick, parla di potenziale “casus belli” per un conflitto. Il detonatore per armi nucleari si aggiunge alle altre prove di gioco sporco iraniano. A settembre, poco lontano dalla città santa di Qom, è stata scoperta una centrale segreta che potrebbe ospitare centinaia di centrifughe per arricchire l’uranio. Secondo la stessa Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), il sito fa parte di una rete clandestina costruita per mandare avanti il programma nel caso in cui le grandi centrali di Natanz e Bushehr fossero colpite.
Il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, in crisi per le proteste di piazza, rilancia le ambizioni militari del paese –“la Repubblica avrà presto venti nuove centrali”, ha detto.
Chi è in possesso dell’UD3, spiega Jeffrey Lewis di Arm Control Wonk, una rivista online che si occupa di armamenti, è arrivato alla fase decisiva del processo, perché questo elemento non ha altri funzioni: è una specie di grilletto atomico, serve esclusivamente per innescare un’esplosione. Tracce del deuteride si trovano in Cina e in Pakistan, due paesi che hanno già testato questa tecnica piuttosto innovativa; proprio uno scienziato di Islamabad, Abdul Qadeer Khan, avrebbe fornito ai colleghi di Teheran qualche consiglio prezioso sull’atomo da guerra.
Se AQ Khan è il padre della bomba pachistana, Fakhrizadeh è il suo gemello persiano. Il suo nome è spuntato un anno fa, quando gli agenti della Cia hanno messo le mani su un computer portatile iraniano. Fakhrizadeh ha cinquant’anni, è un esperto di fisica arruolato nelle Guardie della Rivoluzione: a Washington pensano che sia la persona giusta a cui chiedere qualche spiegazione sul programma atomico di Teheran ma il regime non permette incontri. Sarebbe la mente del “Progetto 111”, una testata atomica grande quanto un pallone da calcio in grado di esplodere a duemila piedi di altezza che potrebbe essere montata su missili Shahab 3, gli stessi che il regime lancia da mesi di fronte a fotografi e cronisti.
Il documento pubblicato ieri era già negli uffici delle principali agenzie d’intelligence europee e mette in chiaro un punto: l’Iran non ha interrotto il programma nucleare nel 2003, come credevano gli esperti dell’Aiea. La decisione sul nuovo giro di sanzioni è attesa nei prossimi giorni. Stati Uniti, Francia, Germania e Gran Bretagna sono a favore, ma questa volta anche Russia e Cina sembrano sostenere la linea.
La notizia arriva in un momento delicato per la comunità internazionale: questa settimana si decide sull’ipotesi di applicare nuove sanzioni contro Teheran, una proposta avanzata dal presidente della Casa Bianca, Barack Obama, dopo mesi di trattative infruttuose con i ministri iraniani. Per il governo di Israele, il dossier del Times “aumenta la preoccupazione”; un analista dell’International institute for strategic studies, Mark Fitzpatrick, parla di potenziale “casus belli” per un conflitto. Il detonatore per armi nucleari si aggiunge alle altre prove di gioco sporco iraniano. A settembre, poco lontano dalla città santa di Qom, è stata scoperta una centrale segreta che potrebbe ospitare centinaia di centrifughe per arricchire l’uranio. Secondo la stessa Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), il sito fa parte di una rete clandestina costruita per mandare avanti il programma nel caso in cui le grandi centrali di Natanz e Bushehr fossero colpite.
Il presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, in crisi per le proteste di piazza, rilancia le ambizioni militari del paese –“la Repubblica avrà presto venti nuove centrali”, ha detto.
Chi è in possesso dell’UD3, spiega Jeffrey Lewis di Arm Control Wonk, una rivista online che si occupa di armamenti, è arrivato alla fase decisiva del processo, perché questo elemento non ha altri funzioni: è una specie di grilletto atomico, serve esclusivamente per innescare un’esplosione. Tracce del deuteride si trovano in Cina e in Pakistan, due paesi che hanno già testato questa tecnica piuttosto innovativa; proprio uno scienziato di Islamabad, Abdul Qadeer Khan, avrebbe fornito ai colleghi di Teheran qualche consiglio prezioso sull’atomo da guerra.
Se AQ Khan è il padre della bomba pachistana, Fakhrizadeh è il suo gemello persiano. Il suo nome è spuntato un anno fa, quando gli agenti della Cia hanno messo le mani su un computer portatile iraniano. Fakhrizadeh ha cinquant’anni, è un esperto di fisica arruolato nelle Guardie della Rivoluzione: a Washington pensano che sia la persona giusta a cui chiedere qualche spiegazione sul programma atomico di Teheran ma il regime non permette incontri. Sarebbe la mente del “Progetto 111”, una testata atomica grande quanto un pallone da calcio in grado di esplodere a duemila piedi di altezza che potrebbe essere montata su missili Shahab 3, gli stessi che il regime lancia da mesi di fronte a fotografi e cronisti.
Il documento pubblicato ieri era già negli uffici delle principali agenzie d’intelligence europee e mette in chiaro un punto: l’Iran non ha interrotto il programma nucleare nel 2003, come credevano gli esperti dell’Aiea. La decisione sul nuovo giro di sanzioni è attesa nei prossimi giorni. Stati Uniti, Francia, Germania e Gran Bretagna sono a favore, ma questa volta anche Russia e Cina sembrano sostenere la linea.